A proposito di lupi: lettera alla Regione

15.05.2017 22:32

Egregio Presidente Rossi

Gentile Assessore  Remaschi

Egregi Componenti della 2 Commissione

siamo contrari al Piano di "conservazione" del lupo che ne prevede l'abbattimento.

I mass media riportano, quasi senza sosta, l'allarme lupi sostenuto da chi i lupi li gradirebbe morti a prescindere, come gradirebbe morti a prescindere tutti gli altri animali che popolano i nostri territori disconoscendo ipocritamente che lo squilibrio dell'ecosistema lo ha prodotto l'uomo, che gli animali sono vite e, di solito, chi sbaglia paga. Ha sbagliato l'uomo e l'uomo deve pagare.

Come?

Senza uccidere i lupi, senza lasciare che muoiano le pecore, ripristinando quell'equilibrio che pretende il rispetto di una legge sacrosanta, quella biologica della "capacità portante". Ovvero la capacità che ha un ambiente di sostenere con le proprie risorse un certo numero di individui.

Ma, mentre tutte le Regioni italiane si sono pronuciate contro la norma del Piano nazionale che pretenderebbe l'uccisione dei lupi, l'ubiquità intellettuale dei rappresentanti della Regione Toscana si manifesta in modo lampante quando, da una parte, riconosce che  "si dovrebbe potenziare l'attività di prevenzione che, secondo i dati dei carabinieri forestali, se è ben fatta e seguita da tecnici competenti, fa crollare la predazione drasticamente" e, dall'altra, continua la propaganda incessante a favore dell'abbattimento dei lupi per i troppi danni alla pastorizia.

O per quale altro motivo?

Visto che ormai sono centinaia di migliaia gli animali massacrati ogni anno in Toscana con leggi che violano l'Art. 117 della Costituzione (cinghiali, caprioli, daini, cervi, mufloni, volpi, piccioni......), quali altri moventi sottostanno a tali piani? E' facile intuirlo.

Invece di ammazzare vigliaccamente i lupi (1500 in Italia secondo il Ministro Galletti) le Regioni dovrebbero far fronte al problema del randagismo (1 milione di cani randagi e vaganti in Italia) che crea i cani inselvatichiti e gli ibridi che, non temendo l'uomo, si avvicinano al suo territorio e quasi certamente sono i maggiori colpevoli dell'attacco alle greggi.

E' troppo però chiedere il rispetto della vita degli animali a chi emette leggi a ruota libera e sempre per ammazzarli, mai per proteggerli, nonostante la legge 157/92 predichi anche: "Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma ............"

Noi apprezziamo tutte le 19 Regioni italiane che hanno avuto il coraggio di dire NO all'uccisione dei lupi.

A buon ragione in quanto il lupo, perseguitato per secoli, portato sull'orlo dell'estinzione (100 lupi in Italia negli anni '70), poi inserito in qualità di specie "vulnerabile", nella Lista Rossa redatta dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN)  e infine tutelato in tutta Europa con leggi precise, da quasi 50 anni è protetto. Non si può catturare, uccidere, disturbare, detenere, trasportare scambiare e commercializzare (Direttiva Habitat). Da oltre 150 anni nessun attacco agli uomini è stato registrato da parte di lupi.

Quindi, se si vuole dare alle parole il significato che esse hanno, conservazione significa: mantenere in vita, lasciare invariato, preservare da alterazioni, dare continuità. Il relativo verbo "conservare" è composto dalla particella cum (con) e dal verbo servare (salvare). In estrema sintesi conservazione significa: salvezza, salvaguardia.

Questo intenderebbe letteralmente il Piano lupo. Salvarlo. In quanto animale icona, sia considerandolo sotto l'aspetto irreale (favole, paure, miti, superstizioni, invenzioni, immaginazioni) che sotto l'aspetto reale (animale intelligente, altruista e adattabile, spesso sorprendentemente simile all'uomo; con un forte attaccamento ai  propri compagni, dedizione assoluta ai cuccioli e un'incredibile fedeltà in grado di legare una coppia di lupi fino alla morte). Pochi animali hanno caratterizzato e influenzato la cultura umana come il lupo. D'altra parte è il progenitore del nostro grande amico, il cane. Nel cane vediamo un lupo domestico.

Noi, associazioni etiche, portatrici di interesse collettivo quindi altruistico (quello dell'ambiente e dell'ecosistema) e non economico, ludico o clientelare, ci rendiamo conto di restare esclusi dal detatto primigenio in quanto l'attenzione dei politici, amministratori, gruppi di interesse specifici, basano le loro richieste, contestazioni e repliche soltanto sull'aspetto "danni agli allevamenti".  Per ascoltare costoro il Piano riporta la sua aberrante formula. Senza approfondire. Il lupo è colpevole dei danni agli allevamenti, no ci si pongono domande, non si ricercano le cause prime, le verità concrete.

Ma, poichè il Piano affronta la conservazione e quindi la gestione del lupo esaminando in particolare tre tematiche: danni agli allevatori, bracconaggio e ibridazione, mi propongo (e ci proponiamo) di affrontare sinteticamente ognuna di queste senza trascurare l'obiettivo principale: la conservazione del lupo tenendo conto delle responsabilità umane che fanno di questo animale, ancora oggi, una vittima, un perseguitato.

Quindi vorremmo porre l'attenzione su ognuno dei citati tre punti:

  1. Danni alle aziende, soprattutto di ovicaprini, che in coro replicano di non essere risarcite tempestivamente e a sufficienza.  Due sono gli aspetti da tener presenti: applicare tutte quelle strategie adeguate alla situazione che l'esperienza offre per prevenire gli attacchi (recinti elettrici, recinzioni in rete, ricoveri notturni, cani da guardiania sul pascolo brado e semi brado....) e, una volta effettuata tale prevenzione, ricevere, come la legge impone, i giusti risarcimenti. Il lupo non potrà mai sparire dal nostro territorio almeno che non si voglia ripercorrere il sentiero della brutalità che ci ha contraddistinto nel passato oppure si voglia alzare un'altro fra i tanti muri per il lupo o costruire ennesimi lager per gli animalii domestici. Il lupo e l'agnello predatore e preda non sono colpevoli, fanno il loro mestiere e l'uomo, autonominatosi signore del pianeta, dovrebbe trovare soluzioni intelligenti all'altezza delle sue capacità razionali e morali. Come dichiara giustamente Luigi Boitani, estensore del Piano,  "una convivenza pacifica è impossibile, è impossibile pensare che non ci sia neppure una pecora uccisa dai lupi in Italia,  l'obiettivo da raggiungere è quello di una coesistenza, anche il lupo ha diritto di vivere".
  2. Il  bracconaggio che insieme agli incidenti stradali uccide i lupi con fucili, veleni, lacci, trappole, in numero di 300 ogni anno,  rappresenta la prima causa di morte. Non solo va contro la conservazione ma anche contro svariate leggi nazionali ed internazionali. Tale aberrante attività che vede coinvolti l'80% dei cacciatori, non viene perseguita a norma visto che i casi di condanna sono in numero irrisorio e in nessun caso di bracconaggio, l'autorità pubblica si è costituita parte civile. Quindi perchè ordinare la morte del 5% dei lupi (60) quando lasciamo libero il bracconaggio di eliminarne il 20% (300)?  La Corte Costituzionale ha definito l’ambiente "valore rilevante per la comunità mentre la caccia (e con questa il bracconaggio)  è mera facoltà (reato) di un gruppo".  Perchè si lasciano liberi di agire i bracconieri? Da un sito di cacciatori: "preferisco “bracconare” e correre il rischio una tantum di pagare un’ammenda piuttosto che attenermi alle regole e accontentarmi di poche prede legalmente abbattute”. Vedi http://www.komitee.de/it/caccia/caccia-italia/calendario-cacciatoribracconieri
  3. L'ibridazione che, dal punto di vista etico e scientifico, interessa particolarmente gli studiosi del lupo, è invece un probema che dovrebbe interessare tutti: allevatori, cittadini, politici. Perchè? Perchè l'ibridazione avviene con l'accoppiamento di cani vaganti (padronali, randagi, inselvatichiti) e lupo. Annulla la purezza genetica di costui ma rende sia il lupo che i cani che gli ibridi, vittime di persecuzione: da parte di studiosi che difendono la purezza genetica, degli allevatori che vedono attaccati i loro animali e non fanno differenza tra lupo, cani e ibridi, dei cittadini delle zone periurbane travolti dalla paura. Dobbiamo ringraziare il fenomeno del randagismo il quale, nonostante la legge per il suo controllo risalga a ben 26 anni fa, non soltanto è diminuito ma peggiorato con oltre un milione di cani liberi per la penisola, con i canili lager dove imperano affari e sofferenza, con le deportazioni all'estero (per vivisezione, trasporto di droga, zooerastia, cibo per animali......), i combattimenti tra cani, il traffico di cuccioli dall'Est che per il 40% muore  (durante il trasporto o pochi giorni dopo l'arrivo). Il randagismo è un terreno molto fertile per le mafie e i gruppi criminosi in quanto, come nella parabola biblica, i semi cadono sulla buona terra e portano frutto. Lo Stato sa ma resta silente.

Considerati sinteticamente gli aspetti che riguardano la conservazione del lupo, resta alle Istituzioni comprenderne e attuarne i rimedi affinchè vengano affrontate non le vittime ma le azioni colpevoli.

Grazie per l'attenzione.

Stefano Corbizi - Portavoce CAART Coordinamento Associazioni Animaliste Regione Toscana

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