Convegno sul Randagismo - Firenze 09/12/16

11.12.2016 21:55

Il 9 Dicembre si è svolto il Convegno sul Randagismo a Firenze, convegno che ha registrato la presenza di molte persone.
Pubblichiamo la relazione di Benedetta Ciotoli dell'Associazione Pro Animals, una delle associazione organizzatrici.

La suddetta relazione offre spunti di riflessione importanti sulla necessità della formazione e anche di collaborazione con le varie istituzioni.

Venerdì si è svolta l'iniziativa sul randagismo organizzata dal Progetto LiberaMente Randagia.
La giornata è stata interessante, ricca di spunti di riflessione oltre che molto partecipata anche da rappresentanti delle amministrazioni. Abbiamo già avuto risposte positive che speriamo possono portare a aprire tavoli di discussione su obbiettivi realmente comuni.
Attraverso l'intervento di Michele Minunno abbiamo visto come il randagismo sia un fenomeno complesso e con molte sfaccettature, che non può avere un'unica soluzione se l'obiettivo è realmente migliorare le condizioni di vita di ognuno dei cani che incontriamo. Abbiamo visto le differenze tra il cane di famiglia, il cane randagio e i selvatici o semi-selvatici e le differenze che ci sono rispetto al livello di socializzazione con l'uomo.
L'intervento sulle staffette ha chiarito come molti di questi viaggi siano in realtà vere e proprie deportazioni, in totale assenza di tutta a documentazione necessaria per trasportare quei cani (o gatti), senza garanzie di destinazione o di tracciabilità.
Nella seconda parte è stata affrontata, con l'intervento di Pierluigi Raffo, la questione dei canili, di come sia necessario trasformare davvero il canile, passare da una logica di canile discarica a quella di canile come opportunità, per il cane e per chiunque voglia scegliere un compagno di vita. Il canile deve essere un luogo di cultura oltre che di transito, perchè per i cani che vi sono rinchiusi è sempre un carcere, assolutamente non in linea con in linea con le loro caratteristiche etologiche come nessuna condizione di privazione della libertà lo è per nessuna specie.
Infine è stato affrontato il delicato argomento delle adozioni, del percorso di pre-affido e post-affido, delle motivazioni all'adozione e delle competenze di chi si occupa a vario titolo di pre-affidi e quindi della filiera adottiva. Insistere sul pietismo, sul bel gesto non valorizza il cane ma apre la strada a diversi rischi, soprattutto se il cane mostra delle difficoltà. E' necessario promuovere cultura, consapevolezza, conoscenza del cane come soggetto e alterità, non come numero sottratto all'esercito dei randagi o come caso disperato. Si deve responsabilizzare all'adozione consapevole preparando cane e adottante a quella che sarà una relazione, non un atto eroico con cui ci si guadagna il paradiso e i cuori su fb.
La strada è ancora lunga perchè non basterà un cambio culturale, dovremo cambiare le normative e le leggi per tutelare davvero i cani. Ma è evidente che se non cominciamo a fare anche considerazioni etologiche, a formare e informare, se spargiamo allarmismo e viviamo nella logica compulsiva dell'emergenza non arriveremo da nessuna parte, come per altro i numeri di questi anni dimostrano. Solo un lavoro di qualità, di testa e cuore insieme, motivato unicamente dalla volontà di tutelare il benessere dei cani porterà nel tempo a uno scenario più umano. Benessere per noi inteso non unicamente come assenza di dolore e rischio, inteso non come “messa in sicurezza” di un cane ma come garanzia di LIBERTA'. Libertà per ogni essere vivente di essere quel che è, di esprimere i suoi desideri, tendenze e bisogni di specie senza necessariamente essere costretto in una visione umanizzata.
Abbiamo già in programma altre iniziative e progetti che speriamo si possano realizzare al più presto.
LiberaMente Randagia